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La tecnologia rischia di creare sistemi illegittimi

  • di Francesca Cafiero, Consulente archivista Digital&Law Department

    L'interessante caso di una donna esclusa dalla procedura concorsuale per un malfunzionamento della piattaforma online.

La tecnologia rischia di creare sistemi illegittimi
Venerdì, 30 Giugno 2017

L'interessante caso di una donna esclusa dalla procedura concorsuale per un malfunzionamento della piattaforma online.

La citazione nel titolo, tratta parzialmente da una sentenza del TAR Toscana, aiuta a parafrasare ed introdurre il recente pronunciamento del TAR Lombardia (Milano), sez. III, 27 giugno 2017, n. 1449, sull’annullamento di un provvedimento di esclusione da una procedura concorsuale.

Il concorso è quello emanato dal MIUR nel febbraio 2016 per il reclutamento di personale docente e riservato a coloro già in possesso del titolo di abilitazione.

La protagonista della vicenda è una candidata che, al pari di centinaia di aspiranti colleghi, ha intrapreso la decisione di partecipare alla procedura di ammissione, inoltrando domanda tramite l’apposita piattaforma POLIS – Istanze Online, dedicata al personale della scuola.

La domanda è la n. MIUR.AOODGCASIS.REGISTROPOLIS.0184881.28-03-2016 e non sarebbe necessario aggiungere altro, dal momento che l’assegnazione del numero di protocollo indica la corretta acquisizione e registrazione da parte del sistema: anzi, proprio l’identificativo, restituisce, procedendo a ritroso, le informazioni dettagliate sulla gestione del documento. Dalla sequenza alfanumerica è possibile evincere come la candidata abbia regolarmente inoltrato al Ministero, la domanda di ammissione in data 28 marzo 2016 -dunque entro i termini indicati dal bando- e come quest’ultima sia stata successivamente affidata all’area organizzativa omogenea di riferimento e annotata nel registro predisposto dal portale.

È solo a seguito di queste operazioni che si verifica un intoppo nella vicenda che ha dato luogo alla mancata inclusione della candidata nell’elenco dei docenti ammessi a sostenere la prova.  L’epilogo è noto, il ricorso si è concluso con esito positivo per la ricorrente e la dinamica restituisce interessanti spunti di riflessione.

L’Amministrazione ha di fatto motivato l’intoppo del portale, come conseguenza della stessa attività dalla candidata, che, in successive sessioni di accesso, avrebbe determinato le operazioni di modifica e cancellazione dell’istanza precedentemente inoltrata. Tuttavia i giudici hanno ritenuto opportuno riabilitare, per risolvere la vicenda, il valore di fede pubblica della registrazione di protocollo, a seguito della quale qualunque altra operazione, persino quella di cancellazione, è da classificare alla stregua di un “semplice” problema tecnico da imputare al funzionamento della piattaforma.

L’equazione logica è semplice: così come la domanda di partecipazione presentata per via telematica deve essere ritenuta un documento informatico pienamente valido, lo stesso dovrebbe accadere per la domanda di cancellazione, da protocollare e registrare, ai sensi rispettivamente dei due DPCM 3 dicembre 2013 e 13 novembre 2014. Nel caso di specie quindi, a fronte di una domanda di partecipazione - protocollata – non risulterebbe specularmente essere stata formata e registrata alcuna domanda di cancellazione, ugualmente valida, nell’ambito del procedimento. Oltretutto imputare il malfunzionamento dalla piattaforma alla stessa candidata sarebbe stato rilevato dai giudici come “eccesso di potere” e travisamento dei presupposti di partecipazione online alla procedura concorsuale, prevista come modalità esclusiva dal bando.

I giudici hanno pertanto rilevato come il malfunzionamento della piattaforma non possa di fatto ricadere sugli stessi partecipanti, in virtù degli stessi principi contenuti nel CAD richiamati nella sentenza, ai sensi del quale l’introduzione del digitale nei processi amministrativi, non può di fatto tradursi un’arma a doppio taglio, a svantaggio del cittadino, ma anzi dovrebbe rappresentare un’opportunità, anche per le amministrazioni.

A conclusione dell’analisi della vicenda, è possibile comprendere appieno la frase riportata in apertura, completandola con le parole dello stesso TAR Toscana: la tecnologia rischia di creare sistemi illegittimi… ove non rispondente alle finalità indicate dalla legge.

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