• Home
  • News
  • La resistenza al digitale può ancora sopravvivere a lungo?

La resistenza al digitale può ancora sopravvivere a lungo?

  • di Francesca Cafiero e Chiara Pascali - Digital & Law Department

La resistenza al digitale può ancora sopravvivere a lungo?
Venerdì, 14 Luglio 2017

L’avvento del digitale non è sempre percepito come un’opportunità. È il caso, ad esempio, dell’editoria, un settore nel quale l’introduzione delle nuove tecnologie ha innescato una fase turbolenta, tutt’ora in corso di evoluzione, di cui non è facile prevederne gli sviluppi futuri.

Secondo la recente relazione che Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha presentato alla Camera, aggiornata al 2016, l’industria italiana della Comunicazione è cresciuta nell’ultimo anno dell’1,5%, il fatturato del web, ha per la prima volta ha superato quello prodotto dai quotidiani. La carta stampata ha di fatto perso negli ultimi otto anni il 40% del ricavato dalla vendita delle copie e dunque circa la metà del fatturato, un dato che emerge violentemente dalla relazione e non ha di certo lasciato indifferenti la maggiori testate nazionali, le quali hanno da tempo dato sfogo al loro antagonismo nei confronti dei “colossi del web”.

Resta tuttavia da chiedersi se e in che modo questo attrito sia a sua volta condizionato dalla mera analisi dei valori che restituiscono il quadro clinico dell’editoria: in altri termini, è del tutto pacifico continuare a rigettare -neppure così velatamente- la prospettiva del digitale, o viceversa, sarebbe il caso di intravedere la prospettiva di un epocale cambio di rotta? Può essere la rivoluzione innescata da Gutenberg, quella della carta stampata, davvero l’ultima alla quale abbiamo assistito?

Eppure, lo stesso inventore della stampa a caratteri mobili, non nasceva già come amanuense o bibliofilo, e neppure era un letterato, bensì un orafo.

Dunque fu un pioniere, per così dire, nel reinventare una professione, che non per questo è stata snaturata, ma che anzi è stata in grado di generare un filone “multisciplinare” prima d’ora mai sperimentato, giunto fino ai nostri giorni, caratterizzato di una propria dignità. Basti pensare che, in quanto orafo, Gutenberg per il suo capolavoro, la Bibbia in latino, composta da 1282 pagine a stampa, realizzata in 180 esemplari, dovette avvalersi di non meno di dodici stampatori con sei torchi, senza contare il personale che si occupava di tutti gli aspetti collaterali della messa in opera, dall’inchiostrazione alla messa in opera dei fogli. La fusione dei centomila caratteri occorrenti richiese almeno sei mesi, il lavoro compositorio all’incirca due anni. A ciò si aggiunga l’attesa per l’importazione della carta e per il reperimento della pergamena.

Quantità e tempi che comportarono costi non indifferenti, tant’è che la spinta propulsiva per l’avvio della stampa a caratteri mobili, non può certo essere definita a “costo zero”. Alla fatica del reperimento dei fondi necessari, si sommano poi tutte le vicende legate ai tentativi di sperimentazione di un metodo mutuato dai manoscritti e, prima d’ora, mai collaudato per la carta stampata, che provocherà a sua volta il tramonto di un’epoca e di un settore fino a quel momento consolidati secondo determinate logiche, anche “di mercato”.

Una rivoluzione che mostra nei suoi esordi delle indiscutibili assonanze con la contemporanea introduzione del digitale: crisi di un intero settore, difficoltà di approccio e di metodo, impossibilità di evolversi a costo zero.
Eppure c’è chi ha già intuito come “reinventare” l’editoria e il settore della carta stampata: Axel Springer è infatti il primo editore d’Europa che ha ricavato dall’e-commerce le risorse necessarie per continuare a promuovere la carta stampata, dall’accordo per la piattaforma pubblicitaria comune tra le maggiori testate francesi, Le Figaro e Le Monde. In Italia pioniere del settore risulta essere Mondadori e al contempo le reti televisive, Rai e Mediaset, sono ormai indirizzate ad aggredire la fetta di mercato derivata dallo streaming “customizzato”, a misura cioè di cliente. In quest’ultimo settore l’egemonia appartiene al gruppo Sky-Fox, che controlla il Dow Jones, il quale ha deciso di commercializzare la propria testata, il Wall Street Journal solo in copia digitale, al di fuori degli USA.

Non è possibile ancora approdare a interpretazioni definitive, l’evoluzione attuale del settore deve essere chiaramente letta in chiave digitale, all’insegna della multidisciplinarietà e della capacità di reinventarsi affacciandosi sulla soglia dell’industria 4.0.

Torna su

ANORC

ANORC Associazione Nazionale per Operatori e Responsabili della Conservazione Digitale
Sede Legale: via Mario Stampacchia 21 - 73100 Lecce - P.I: 04367590751 - C.F: 09747511005 - E-mail: segreteria@anorc.it
© copyright 2016 - Tutti i diritti riservati - Note legali - Mappa del sito