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Circolare 13/E: alcune (doverose) precisazioni

  • di Direzione ANORC

Circolare 13/E: alcune (doverose) precisazioni
Martedì, 10 Luglio 2018

In concomitanza con l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica previsto per il 1° luglio 2018 (rimandata, con DL n. 79 del 28 giugno, solo per i rifornimenti di carburante presso gli impianti stradali), l’Agenzia delle Entrate ha emanato una seconda Circolare, la numero 13/E, per fornire nuove risposte alle numerose richieste di chiarimento pervenute da parte di professionisti e associazioni di categoria, in tema di fatturazione elettronica B2B e B2C.

In particolare, l’Agenzia si è soffermata su alcuni quesiti specifici che, per chiarezza, ha suddiviso in macroaree tematiche:

  • Fatturazione elettronica e carburanti
  • Fatturazione elettronica ed appalti
  • Registrazione e Conservazione delle fatture elettroniche

Per quanto concerne nello specifico il punto 3.2 “Criteri di Conservazione”, ANORC non può che sollevare alcuni, ulteriori dubbi, sorti a seguito della lettura del “chiarimento”.

Il quesito di partenza è: Si chiede se le fatture transitate tramite il SdI possano essere conservate in formati diversi dall’XML (eXtensible Markup Language).

La risposta fornita dall’Agenzia è la seguente:

Riprendendo osservazioni già formulate nel corso di incontri con la stampa specializzata, occorre rammentare che l’articolo 23-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (c.d. “Codice dell’amministrazione digitale” o “CAD”), al comma 2, stabilisce che «Le copie e gli estratti informatici del documento informatico, se prodotti in conformità̀ alle vigenti regole tecniche di cui all’articolo 71, hanno la stessa efficacia probatoria dell’originale da cui sono tratte se la loro conformità̀ all’originale, in tutti le sue componenti, è attestata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato o se la conformità̀ non è espressamente disconosciuta. Resta fermo, ove previsto, l’obbligo di conservazione dell’originale informatico.

Il richiamo all’art. 23 bis del CAD (purtroppo nella sua versione precedente alle modifiche intervenute con D.Lgs 217/2017), seppur corretto, rischia di diventare fuorviante per il lettore, soprattutto se – come in questo caso – la platea dei destinatari dei chiarimenti è molto variegata e con tutta probabilità non perfettamente aggiornata sulla normativa relativa al valore probatorio del documento informatico.

Come associazione rappresentante del comparto delle imprese che della gestione e conservazione digitale dei documenti hanno fatto il proprio “fiore all’occhiello” sono doverose alcune precisazioni.

In primo luogo, ci preme sottolineare che la conservazione di una copia dell’originale, per quanto utile ai fini del soddisfacimento dell’obbligo di conservazione, non è certo rassicurante per quanto riguarda un eventuale contenzioso (che con tutta probabilità vedrebbe contrapposti proprio l’Amministrazione finanziaria e il privato nelle vesti di imprenditore o di cittadino). Conservare la copia è cosa diversa dal conservare l’originale e nel passaggio di formato si perderebbe la verificabilità della firma eventualmente apposta alla fattura XML originale. Allo stesso modo, si perderebbe il senso di conservare le ricevute prodotte dallo SdI perché l’hash della fattura creato e inserito come controprova nelle ricevute non risulterebbe più verificabile.

Ci preme sottolineare, poi, che, dato per acquisito il richiamo all’art. 23 bis del CAD, l’iter logico proposto dall’Agenzia dovrebbe valere anche rispetto all’art. 22 del CAD: Le copie e gli estratti su supporto analogico del documento informatico, conformi alle vigenti regole tecniche, hanno la stessa efficacia probatoria dell'originale se la loro conformità non è espressamente disconosciuta. Resta fermo, ove previsto l'obbligo di conservazione dell'originale informatico.

Alla luce di queste considerazioni, ci chiediamo come si comporterebbe l’Agenzia in presenza di un archivio cartaceo di copie di fatture elettroniche ma, soprattutto, che senso abbia obbligare le imprese ad adottare la fattura elettronica per poi, di fatto, permettere alle stesse di conservare in formati diversi o addirittura su supporti analogici.

I processi di digitalizzazione, già complessi e difficili da realizzare, hanno sempre più bisogno di certezze e non di risposte di comodo. 
Alessandro Selam, direttore generale di ANORC ha commentato: Sono certo che in questa fase storica del nostro Paese si debbano fare scelte nette, seppur considerate scomode per alcuni. La storia recente ci ha insegnato che le trasformazioni epocali come quella che ci riguarda per la transizione al digitale non può lasciare spazio ai dubbi. Temo che il ruolo di conservatore imposto all’Agenzia, prima, e le interpretazioni accomodanti, poi, invece di sciogliere i dubbi sorti a seguito dell’introduzione della fatturazione elettronica finiscano per generarne di nuovi o – elemento ancor più preoccupante – possano essere utilizzati come facile giustificazione per l’immobilità.

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